Anni fa nel mio paese c’ era il bar di zio Pà (diminutivo del nome proprio di un simpatico signore).. c’ erano un biliardino, un flipper e un videogioco.
C’ erano signorine che giocavano a Street Fighter (mia cugina era un fenomeno)… io no, per la serie memorie di una schiappa… bimbe, che sorseggiavano coca-cola come se stessero bevendo una birra (la solita fretta di crescere) si dissetavano dopo scontri all’ultimo sangue al biliardino!
Quel bar ha visto nascere tanti amori, amorincoli e amorucci. Era il luogo prescelto dal corteggiatore/a di turno.
Tutto sotto l’ occhio vigile di zio Pà!
In un angolo, sotto un finestrone impolverato, risiedeva Lui.il mezzo del corteggiamento..un jukebox anni ’90.
Aspettavamo con ardore ogni Festivalbar, perchè Zio Pa ci concedeva il rinnovo di qualche canzone del jukebox, non tutte, s’ intende. Chi come me gode di ottima memoria non avrà dimenticato..
La ragazza dei sogni io la voglio così.. oppure..
Nel letto insoddisfatto io ti vorrei,
mentre accarezzo il gatto, io ti vorrei,
quando la notte spegne tutto
e distrutto io mi butto in questi sogni miei- oppure..
All that she wants is another baby,
she’s gone tomorrow, e qui potevano partire persino le danze!
E poi c’ erano gli sguardi, i sorrisi, le gelosie, e le grida di mia madre che mi veniva a chiamare perchè era pronta la cena. Beata gioventù.
Il Bar ora non c’ è più. E a quelli dopo di me il jukebox sarà mancato un sacco.
Veniamo al presente. Piazza della pace a Praga. Un bar caffè. Un proprietario creativo. Un Poesiomat, un jukebox che declama poesia dei più importanti poeti cechi.
Il progetto è stato realizzato mediante privati che lo hanno creduto interessante; e lo è!
Pensate se a Roma, in una piazza importante, ce ne fosse uno, un gettone e..
“Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira,
che fa tremar di chiaritate l’âre
e mena seco Amor, sì che parlare
null’omo pote, ma ciascun sospira?
O Deo, che sembra quando li occhi gira,
dical’Amor, ch’i’ nol savria contare:
cotanto d’umiltà donna mi pare,
ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ ira.
Non si poria contar la sua piagenza,
ch’a le’ s’inchin’ ogni gentil vertute,
e la beltate per sua dea la mostra.
Non fu sì alta già la mente nostra
e non si pose ‘n noi tanta salute,che propiamente n’aviàn conoscenza”.
( Ringrazio il mio libro del liceo!)
[G. Cavalcanti]
Quanta gentilezza potrebbe essere infusa nelle menti. E voi che versi vorreste ascoltare?
Lalu
