Moda, Storie & Viaggi

FASHION REVOLUTION WEEK: qui si fa la rivoluzione!

13 Aprile 2016

Educare ad essere alla moda.

Quanto siamo responsabili come consumatori?

Badate bene, lo premetto, perchè altrimenti mentirei, entro ancora da Zara, H&M,; compro attirata, vuoi dal prezzo, vuoi dal qui e ora; però ho con gli anni, cominciato a ri-cercare l’originalità. Ecco, è stata la ricerca del capo unico, del rifiuto per l’omologazione, a spingermi verso brand italiani artigianali di fascia media.

Capisco bene che la giovane età, il piacere a tutti i costi, il poter cambiare ogni giorno non spendendo cifre da capogiro (bisognerà pure uscire il sabato sera, “smezzare” le sigarette con l’amica di turno etc) fanno si che   la risposta migliore sia sugli scaffali delle grandi catene di moda low cost!

Io sono una giovane donna, che sta per scrivere un post un tantino lungo, che sta per farsi qualche domanda.

La moda etica deve essere democratica, le rivoluzioni partano dal basso, quanto meno le riflessioni.

La Fashion Revolution nasce in Inghilterra, ad opera di Carrie Somers ed Orsola De Castro,  ed è l’insieme di attività non violente,  sviluppatesi come conseguenza alla tragedia del Rana Plaza in Bangladesh nel 2013, nella quale persero la vita 1134 persone nel crollo di fatiscenti laboratori tessili.

Il mondo quindi non può non interrogarsi sui risvolti inquietanti della moda, sullo sfruttamento, sulle condizioni di lavoro al limite dell’umano (pensate che i lavoratori del Rana Plaza erano chiusi a chiave), sull’inquinamento, prodotto sia dai rifiuti chimici, riversati nei corsi d’acqua, sia dagli scarti di moda. Sorprendente il dato, che vuole che l’industria della moda sia la seconda causa di inquinamento nel mondo,  dopo il petrolio.

In Italia la coordinatrice del progetto è Marina Spadafora, direttrice creativa della linea moda di Altromercato.

La Fashion Revolution week ha inizio il 18 aprile e vedrà l’alternarsi di eventi, incontri, dibattiti per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della moda etica, dell’avanzare impietoso del fast fashion e di tutti gli aspetti negativi in termini di identità, di dignità, di vite umane che  ciò comporta.

 A Milano in P.zza San Fedele,  per gentile concessione della fondazione Near, si svolgerà lo spettacolo di Tiziana Di Masi, artista che ha fatto della sua irriverenza l’arma critica verso la nostra società; a seguire un piccolo rinfresco; gli ospiti potranno confrontarsi con realtà quali Orange Fiber, Cangiari, Auteurs du Monde,Denise Bonapace e acquisire informazioni presso gli info point presenti.

19 commenti per FASHION REVOLUTION WEEK: qui si fa la rivoluzione!

  1. Ciao cara argomento molto interessante, non ne sapevo nulla, credo che è doveroso interrogarsi su chi realizza i nostri abiti ed in che condizioni, ma molto spesso siamo più allettati solo dall’affare…grazie per lo spunto di riflessione, baci.

    La Flò ♡ blog

  2. Tu sai che io sono una grande fan della moda low-cost, però entro certi limiti!
    Per dirne una, ho grandi reticenze nei confronti dei vestiti a pochi euro che si comprano nei negozietti dei cinesi, non tanto per una questione etica, quanto proprio per una questione “egoistica”! Ho una paura folle di irritazioni, allergie&co, senza contare il fatto che secondo me sono uno spreco di soldi, visto che non durano praticamente niente!
    [Detto questo c’è anche molto tessile buono che viene dai paesi asiatici, solo che per un qualche motivo nei negozi cinesi arriva solo la morchia!]
    Per il resto ho un’idiosincrasia anche nei confronti di marchi come Benetton che hanno fatto della retorica un’arma vincente ma che poi tra una foto di Oliviero Toscani e l’altra facevano cucire i vestiti ai bambini.. Da allora ho smesso di comprare da loro in toto!!
    Preferisco allora H&M che se non altro, pur navigando nel mare della moda usa e getta, ha delle buone iniziative per quanto riguarda inquinamento e riciclo!

    (Vabbè, il commento è più lungo del post, e andrei anche avanti!!!)

  3. Potrei fare l’ipocrita e commentare solo con un “bella iniziativa” e continuare a postare nel mio blog outfit pieni di articoli Zara che è sempre stato uno dei miei brand low cost preferiti, inutile negarlo. Un po’ di riflessione in più su queste logiche ci vorrebbe anche da parte nostra…un po’ di consapevolezza in più insomma e queste iniziative per fortuna aiutano anche in questo. Un bacio e buona giornata
    Eni

    Eniwhere Fashion
    Bloglovin of Eniwhere Fashion

    • Brava, io stessa non nego le mie incursioni da zara, sia x me che x mio figlio..sarei un ipocrita, però ammetto che farsi qualche domanda ogni tanto, magari attraverso queste iniziative, è importante…
      lalu

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